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“Torto marcio” di Alessandro Robecchi

Torto marcio di Alessandro Robecchi, pubblicato da Sellerio, si discosta in parte dai suoi precedenti gialli.
Finora ci aveva abituati a storie quasi leggere, senza violenze inenarrabili o organi interni sparpagliati sul pavimento, come fanno certi autori che tendono al thriller. Erano vicende dove si alternavano toni da commedia all’italiana con denunce e critiche sociali che, seppur non troppo insistite, costituivano ugualmente un continuo sottotesto. In questa maniera Alessandro Robecchi bilanciava i momenti seri a quelli allegri e scanzonati, certe volte un po’ macchiettistici.
Con Torto marciocambia un po’ i toni della storia, lasciando da parte in primo luogo una cifra distintiva nei precedenti gialli, e cioè gli epiteti esornativi con cui appellava, prendendolo in giro, il suo protagonista: Carlo Monterossi, che prima era “Carlo Monterossi, l’uomo che fa piangere alla televisione” “Carlo Monterossi, l’uomo che si infila nei guai già prima di colazione”, “Carlo Monterossi, l’uomo che possiede una pistola ma non sa che farsene”.
Come vengono meno questi intermezzi buffi, così la prosa diventa più secca e asciutta e tutto il tono del romanzo si fa mano a mano più amaro, più serio, più cupo. I poliziotti che abbiamo imparato a conoscere nei precedenti gialli devono indagare su due morti strane: due ricchi benestanti vengono uccisi in quartieri residenziali della milano alto borghese e sui loro cadaveri viene lasciato un sasso sul petto.

Da questi delitti il focus dell’azione si sposta dal centro verso la periferia, in zona San Siro: Alessandro Robecchi ci mostra piazzale Selinunte, un quartiere popolare degradato, dove piccoli spacciatori sopravvivono in case abbandonate e immigrati clandestini bivaccano in case occupate. Un milieu di poveri e sconfitti dalla vita, persone che non esistono per la buona società borghese meneghina e i cui drammi non possono finire sui giornali del mattino.
Quando dicevo che con Torto marcio Alessandro Robecchi cambia un po’ i toni della storia, facevo riferimento anche al finale, che non è assolutamente consolatorio. Anzi! Nella tradizione del miglior Scerbanenco, questa volta perdono tutti e tutti sono sconfitti: alla fine della vicenda non resta nulla di buono, nè pare esistere giustizia.
Rispetto ai suoi precedenti gialli, con Torto marcio Alessandro Robecchi ci propone una storia più matura e meno ammiccante. Nonostante torni la raffigurazione della Milano sia dei ricchi che dei poveri (e dei più poveri) questa volta si arriva alla fine con un senso di amaro in bocca.
Perchè anche la vita certe volte è così.

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