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L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso

L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso pubblicato da Laterza non è un romanzo, non è un saggio, non è un racconto di viaggio: è tutte queste cose assieme e molto di più!

È un libro bellissimo perché un libro che inizia citando la Vita è meravigliosa di Frank Capra non può non essere bello.

Per chi non si ricordasse la trama di questo classico di Natale (ma ne esistono?), parla di un uomo perbene, impersonato da James Stewart, che fa per tutta la vita la cosa giusta fino a quando, in un momento di scoramento, decide di uccidersi. Sarà un angelo di terza classe, la sera della Vigilia di Natale, a salvarlo mostrandogli come sarebbe stata la realtà se lui non fosse vissuto.
Mancuso dice la stessa cosa: anche se non non ci facciamo caso, senza le piante la vita non sarebbe come è oggi, sono presenze silenziose e dimesse che rendono migliore la nostra terra.
L’incredibile viaggio delle piante, libro peraltro illustrato con tutta una serie di gradevolissimi acquarelli, racconta varie vicissitudini di piante, di alberi e di semi, collegandoli in qualche maniera al nostro mondo.
In un capitolo parla degli alberi solitari, gli alberi soli: c’era un albero nel deserto del Sahara che era così solo, così lontano da qualsiasi cosa che veniva segnalato anche sulle mappe militari perché era l’unica cosa che vedevi per centinaia di chilometri. Questo albero è stato investito due volte da un camion! Sopravvissuto al deserto e alla natura rigida ed ostile, ma non all’industrializzazione e all’uomo.
Oggi l’albero più solitario del mondo è su un’isola oltre la Nuova Zelanda: agli inizi del Novecento il locale governatore inglese decise di fare di quell’isola brulla ed “inutile” una grande riserva boschiva per fornire legno all’Impero Britannico e alla Royal Navy. Il fatto che oggi ci sia un solo albero su quest’isola e che gli alberi più vicini siano a circa 2.000 chilometri dimostra che non è stata la migliore delle intuizioni.
Oltre a darci anche un po’ l’idea di come veniva vista la Natura un secolo fa.

All’interno de L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso ci sono storie molto curiose, oppure divertenti oppure così improbabili da pensare che siano inventate.

Invece sono tutte vere e tutte ci danno idea di come spesso e volentieri noi uomini non abbiamo la più pallida di come comportarci davanti alla Natura.
Come riuscire a credere che sia esistito davvero un adoratore di cocco? Eppure è tutto vero!
Agli inizi del Novecento un tedesco giunge alla conclusione che l’albero di cocco con la sua noce sono l’oggetto tangibile che rappresenta il Divino dell’universo? Una follia? Abbastanza, ma non finisce qui! L’uomo infatti decide di vivere nutrendosi solo di cocco e di creare una colonia di “cocchivori” dalle parti della Nuova Guinea. Gli esiti, come si dice, non saranno dei migliori…
Oppure c’è al storia complessa di una palma dai nomi “sbagliati”. In un primo tempo il coco de mer aveva per nome scientifico quello di lodoicea callypige: il primo termine è un tributo al re di Francia Luigi XV (Lodoicus, forma latinizzata di Louis), il secondo tradotto vorrebbe dire “dalle belle natiche” e se vedrete uno dei semi di questa specie non vi domanderete il perché.
Solo che l’abbinamento tra il nome del re ed il sedere non sembrava così opportuno, quindi passò per la nomenclature scientifica divenne lodoicea maldivica, cioè “delle isole Maldive”. Peccato che questa palma non viva alle Maldive ma solo sulle isole Praslin e Curieuse delle Seychelles: a circa 200 chilometri dalle Maldive.
Insomma, questa palma non ha nulla a che fare con le Maldive anche perchè i suoi semi nemmeno ci possono arrivare. Per la distanza? No, perchè la lodoicea maldivica

detiene un certo numero di record botanici: produce il frutto selvatico più grande in natura (42 kg.), i semi più pesanti (fino a 17 kg).

A questo punto viene naturale domandarsi com’è che questa pianta viene chiamata “delle Maldive” e soprattutto com’è che ha fatto a sopravvivere, quando i suoi semi sono pesanti come delle grosse incudini e quindi non si spargono nell’aria.
E che dire della storia del giacinto d’acqua, una deliziosa piante acquatica tanto carina, con un bel fiore rosa che però cresce tanto, troppo, decisamente troppo. Pensiamo ad un fiore simile alle ninfee, che è così infestante che in soli cinque anni ha coperto la superficie del lago Vittoria, lago africano grande come Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna messi assieme.
Tant’è che quando a fine Ottocento qualcuno si lo mise nello stagno in giardino a New Orleans, questi in breve tempo colonizzò il Mississippi in maniera tale da ostruire la navigazione fluviale dei battelli a vapore. La soluzione?
Stefano Mancuso ci fa conoscere il mirabolante maggiore Frederick R. Burnham, uomo di mille risorse dell’idea di importare gli ippopotami, perché si mangino i giacinti. Se voi ci fate caso nel Mississippi non esistono ippopotami: come per il tedesco cocchivoro, anche questa storia non finisce con un trionfo…
Ma non ci sono solo storie curiose e divertenti e anche un po’ improbabili nell’L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso.

Parlando delle piante “reduci”, cioè sopravvissute, ci troviamo ad incontrare gli Hibakujumoku, alberi rispettati e tutelati che sono sopravvissute alla bomba atomica ad Hiroshima. Gli Hibakusha, cioè le “persone esposte alla bomba” sono sempre meno, e un giorno nessuno di loro sarà più in vita.
Gli Hibakujumoku resteranno il simbolo vivente e tangibile della follia della bomba atomica: man mano che ci si avvicina all’epicentro dell’esplosione diminuiscono queste piante, storte e lacerate ma ancora vive.
Gli alberi e piante hanno una vita complicata a causa dell’uomo. E se a Chernobyl la natura si sta riprendendo il territorio ucraino evacuato dopo l’esplosione, la banana invece è stata definitivamente mutata: chi di noi ha mai visto i semi della banana? Essendo un frutto dovrebbe avere i semi eppure… nessuno li ha mai visti! E questo potrebbe essere in futuro il destino dell’avocado.
Tutte queste storie, che Mancuso racconta con un sorriso ed in maniera semplice, ma non semplicistica, ci fanno veramente riflettere su come noi ci rapportiamo alla Natura dando per scontato moltissime cose, quasi senza curiosità. Eppure le piante, che hanno una vita più lunga delle nostre, sono un tramite tra noi e il passato. E infatti c’è che prova a far tornare in vita i datteri del tempo di Gesù, e quasi ci riesce.

Tre tipi di persone a cui potrebbe piacere leggere L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso pubblicato dalla Laterza?

Alla persona curiosa a cui piacciono -naturale!- il mondo vegetale.
Alla persona curiosa del mondo in generale, perché racconta di luoghi che non conosciamo, sia l’isola dove c’è l’albero solitario oppure l’isola creatasi negli Anni Settanta a causa di un vulcano.
Alle persone intelligenti che sono interessate e vogliono riflettere sul rapporto tra gli uomini e la Natura che ci circonda.

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