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La memoria di Babel di Christelle Dabos

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È arrivato finalmente libreria un libro che aspettavo tantissimo, terza parte di una saga che mi sta appassionando molto: La memoria di Babel di
Christelle Dabos, Edizioni E/O, terzo volume della saga de L’Attraversaspecchi.

Questa saga steampunk spicca sia per la grandissima potenza visiva che per l’intelligenza con cui tratta temi estremamente adulti: per questo la considero una lettura che può piacere sia agli adolescenti (a cui i fantasy tendenzialmente sono rivolti) ma anche a persone più adulte.

La memoria di Babel inizia con un necessario riassunto delle vicende accadute ne I fidanzati dell’inverno e ne Gli Scomparsi di Chiardiluna: le vicende erano serrate e complesse e ha fatto bene Christelle Dabos a ricordarle.
La storia inizia due anni e sette mesi dopo il finale de Gli scomparsi di Chiardiluna: Ofelia è tornata sulla sua arca ed è una sorta di vedova bianca perché subito dopo essersi sposata con Thorn lui è sparito e nessuno sa dov’è.

Non è il caso di raccontare la trama di La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni E/O, così da non togliere il piacere delle sorprese visive e dei colpi di scena che accadono. Basti dire che Ofelia si sposta su Babel, una delle ventuno arche in cui il mondo si è frantumato dopo la Lacerazione. Guardando la bellissima copertina, sempre disegnata da Laurent Gapaillard, uno può pensare alla Torre di Babele, magari come dipinta da Bruegel ma secondo me c’è un riferimento abbastanza chiaro a La biblioteca di Babele, racconto celeberrimo di Borges.
Questo perchè su Babel c’è il Memoriale:

Tra il cielo infinito e il mare di nuvole un’immensa torre a spirale culminante in una cupola di vetro svettava su un isolotto a stento abbastanza grande da ospitarlo. Un intero versante dell’edificio sconfinava sul vuoto, ma l’equilibrio architettonico era talmente perfetto che l’insieme si teneva in piedi contro tutto e tutti.
«Il Memoriale di Babel» disse Ambroise. «È il nostro monumento più antico, di cui una metà risale al vecchio mondo. Si dice che vi sia conservata tutta la memoria dell’umanità».
“La memoria dell’umanità” ripeté dentro di sé Ofelia. Al pensiero che forse Thorn c’era stato sentì il cuore batterle come un tamburo. […]
«Solo una metà?».
«Una parte della torre è crollata con la Lacerazione, ma è stata ricostruita da LUX secoli fa. Mi piace andare al Memoriale, ci sono migliaia di libri! Vado pazzo per i libri, voi no? Potrei passare le mie giornate a leggere di qualsiasi argomento. Una volta ho cercato di scriverne uno, ma come autore sono ancora più scadente che come tac-si, mi perdo sempre in digressioni. Non crediate che il Memoriale sia una vecchia biblioteca polverosa, miss Eulalia. È il massimo della modernità, con tanto di familioteche, transcendium e fantopneumatici! Il tutto grazie a LUX».

Il Memoriale, una biblioteca che ha un numero esorbitante di libri e conserva tutta la memoria dell’umanità, è secondo me un chiaro riferimento al racconto borgesiano.

Proprio qui Ofelia vuole lavorare, per avere accesso a questo sapere e quindi cercare di capire cosa è successo a Thorn, cosa c’è dietro la perdita di memoria di Farouk e dei suoi fratelli, chi è questo Dio misterioso che cambia volto.
Rispetto a Gli Scomparsi di Chiardiluna la narrazione si muove più lentamente e la trama è un po’ meno serrata. Diminuiscono i comprimari e le storie collaterali in favore delle vicende che vive Ofelia su questa arca. In alcuni brevi capitoli comunque si racconta cosa sta succedendo al Polo a Vittoria, figlia di Madama Berenilde e di Faruk.
Ofelia, come suo solito, si caccia nei guai, rischia la vita, inciampa, casca… Abbiamo peraltro finalmente una spiegazione chiara e completa del perché sia così goffa, anche se già era stato detto che la prima volta che ha attraversato uno specchio era successo qualcosa.

Ne La memoria di Babel Christelle Dabos inizia a sciogliere alcuni nodi della trama. E ne aggiunge altri, aumentando i nostri dubbi.

Quanto a Thorn, non voglio dire se si incontrano o no o se sono tutti e due sulla stesso arca; devo però citare una bellissima definizione che dà di sé:

«Sarò esigente, guastafeste, maniaco, asociale e storpio» elencò con voce terribile. «Potete attribuirmi tutti i difetti del mondo, ma non vi autorizzo a darmi dell’egoista. Se preferite fare le cose a modo vostro, fatele» concluse fendendo l’aria con il taglio della mano, «ma senza farmi sprecare tempo».

Thorn continua a essere una persona da prendere a schiaffi, ma anche Ofelia non scherza. I loro caratteri non si sono smussati col tempo e anzi, secondo me sotto certi aspetti sono anche peggiorati; forse a ragione. Quindi continuano a essere lui un lungagnone irritante e scorbutico, lei una adolescente terribilmente goffa e sbadata.
Eppure Ofelia, che anche in questo caso più di una volta sarà messa alla prova, stringerà i denti per ottenere quello che vuole.
Non è utile raccontare la trama, mentre è molto meglio sottolineare la bravura di Christelle Dabos nell’inventare una ennesima, inquietante, società su quest’altra Arca.
Com’è Babel, rispetto al Polo e alle Arche viste precedentemente? È un posto strano che si differenzia già nella pigmentazione della popolazione: qui gli abitanti sono color mogano o caffelatte, a differenza dei pallidi e algidi abitanti del Polo.

Soprattutto però si differenzia nel regime politico vigente: Babel è una abbastanza efficace dittatura del politicamente corretto.

Che lo sia si capisce fin dall’inizio: appena arrivata davanti al Memoriale Ofelia domanda ad un abitante se ha visto e sa dove è la statua di un soldato senza testa.

Ambroise frenò così bruscamente che Ofelia sbattè la fronte contro la sua nuca.
«Non dovete dire parole del genere in pubblico, miss» mormorò dandole un’occhiata stupita. «Non so come funziona da voi, ma qui abbiamo un Index.»
«Un Index?»
«L’Index vocabulum prohibitorum, l’elenco di tutte le parole che è vietato pronunciare ad alta voce. Tutto ciò che ha un rapporto con… sapete… ». Ambroise fece segno o Ofelia di avvicinare la testa per sussurrare all’orecchio. «… con la guerra.»

A Babel per legge bisogna essere dei cittadini onesti, corretti e virtuosi che rifuggono gli eccessi e i vizi. Non bisogna dire “guerra”, “armi” o parole proibite, fumare o bere in eccesso. In questa società si pratica anche il rito dell’autocritica, come nei vecchi regimi comunisti.
Nella Accademia che frequenterà Ofelia sotto falso nome la sera davanti a tutti gli altri studenti bisogna dire se si è stati dei cittadini onesti e virtuosi, e non mentire. E tutti possono poi, davanti agli Spiriti di Famiglia, denunciarti se non come “nemico dello Stato”, sicuramente come trasgressore delle leggi.
A ciò si aggiunge che su Babel c’è una società rigidamente classista, tantoché a seconda del lavoro e della classe sociale è richiesto un determinato modo di vestire in modo da essere subito riconosciuto.

Babel è un mondo dove non ci sono sfumature e dove bisogna vivere come vuole lo Stato.

Ofelia ovviamente non è la persona più indicata per riuscirci, soprattutto perchè il suo fine ultimo è i suoi tentativi di entrare nel Memoriale, cercare un certo libro e capire cosa è successo a Thorn e chi o cosa è questo Dio che ha creato Faruk e gli altri Spiriti di Famiglia. Nel fare questo si caccia in molteplici guai, ottiene la collaborazione di varie figure minori.
Ne La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni E/O, facciamo la conoscenza di altri due Spiriti di Famiglia: il bellissimo ma non troppo brillante Polluce e sua sorella Elena. Sicuramente questo è un richiamo al mito greco, per il quale Elena di Troia era sorella dei Dioscuri Castore e Polluce.
Tanto è bello Polluce, tanto Elena è fisicamente dissonante e disarmonica, come le immagini di certi quadri di Gaudì.
Non mancano notevoli colpi di scena nella seconda parte, ma già a metà del libro sono rimasto sbalordito per una inaspettata sorpresa.
Bisogna ammettere che nel procedere degli eventi ci sono dei punti meno chiari, che mi aspetto vengano risolti nel quarto volume; purtroppo non sappiamo ancora quando uscirà.

Tre motivi per leggere La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni E/O?

Il primo è la sfrenata capacità inventiva di questa scrittrice: ci presenta il “trenuccello” (dei grandi grifoni che spostano vagoni ferroviari) ascensori che si muovono in orizzontale, automi tuttofare senza faccia. Il mirabolante tripudio di riferimenti pittorici e architettonici è un piacere da leggere.
Secondo è ancora una volta i temi maturi che Christelle Dabos riesce a trattare. Se nei volumi precedenti si concentrava sul potere, tratteggiando i clan di Città-Cielo come clan mafiosi che si scontravano l’un con l’altro, qui va a delineare una società assoluta, classista e totalitaria che irreggimenta la popolazione.

Terzo motivo per leggere La memoria di Babel di Christelle Dabos, Edizioni E/O è la trama, piena di intrecci e colpi di scena, che coinvolge quell’antipatico lungagnone di Thor e quella ragazza imbranata di Ofelia, a cui oramai ci siamo affezionati.

Adesso vogliamo proprio vedere come andrà a finire la loro vicenda, che dire combattuta è dire poco!

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