Recensioni

La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman

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La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman pubblicato da SUR ci è stato fatto leggere in anteprima a febbraio a Tribùk 2020, ad Abano Terme.
Mentre ce lo raccontavano ho sentito forte alcuni riferimenti -che diventano ancora più forti leggendolo- letterari e cinematografici.
Il primo, quello cinematografico, è sicuramente Il grande freddo, filmone del 1983 con un cast stellare: ci sono Kevin Kline, Glenn Close, Tom Berenger, William Hurt e… i polsi di Kevin Costner. Dico “i polsi” perchè il film inizia con un uomo che si suicida tagliandoseli: al suo funerale gli amici di tutta una vita si radunano, si confrontano e si confessano.

Questo è un po’ quello che succede ne La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman: all’inizio del libro Sally si butta giù da un ponte ed i suoi vecchi amici tornano al paese natio per il funerale.

Era sei, tre maschi e tre femmine, legati da una amicizia completa e totale; come solo quelle che si creano durante l’infanzia.
Legatissimi dagli anni delle elementari fino alla adolescenza, fino a quando non succede qualcosa. Sally si allontana, non dà loro più confidenza, ed il gruppo dei Gunners si scioglie. Inoltre sono gli anni adolescenziali, e tutti stanno per intraprendere le proprie vite da adulti: qualcuno andrà lontano per studiare, qualcun’altro scoprirà la religione e nel paese natio resteranno solo in due.
Resterà Sally e Mikey, l’occhialuto timido e imbarazzato ragazzo che dapprima tramite le mail, negli anni, riannoderà in qualche maniera i fili delle vite dei Gunners.
Racconta agli amici cosa succede nella cittadina, mantiene fra loro una corrispondenza e proprio lui annuncerà che Sally si è uccisa.
Ma chi sono i ragazzi de La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman pubblicato da SUR?

Alice disse: «Raccontaci una storia, Jimmy».
«Su che cosa?»
«Sulla vita», rispose Alice.
Jimmy rimase per un attimo in silenzio, passandosi una mano tra i capelli scuri e lucidi «C’era una volta sei grandi amici», cominciò. «Erano tutti diversi, ma insieme si trovavano benissimo. Uno di loro amava i numeri e le soluzioni. Una amava la musica e desiderata che il mondo fosse più bello. Un’altra era una leader senza paura che voleva proteggere tutti quanti. Uno di loro voleva far sempre ridere tutti. Uno era gentile e insegnava agli altri a volersi bene.L’ultima era… un mistero. I sei avevano bisogno gli uni degli altri. Erano fatti gli uni per gli altri». Jimmy rimase zitto per un istante, poi disse: «Fine».

Ecco l’altro riferimento letterario: anche se non ci sono clown che offrono palloncini, sento forte il riferimento al “Club dei perdenti”, la banda di ragazzini protagonisti di It.

Come loro anche i Gunners hanno alle spalle famiglie problematiche: la madre di Sally una donna alcolizzata che si porta tutte le sere un uomo diverso in casa (nonostante abbia una bimba di sei anni); il padre di Mikey è una persona burbera, di poche parole e molto scontrosa.
Si incontrano in una casa abbandonata di proprietà della famiglia Gunner (da cui il nome del loro gruppo) e iniziano a condividere tutte le esperienze, dai sei ai sedici anni. Nasce così una amicizia che durerà tutta la vita e che in qualche modo forgerà gli adulti che saranno. 
La sera del funerale, di nuovo tutti assieme, si scopre che ognuno di loro ha qualcosa che gli preme sull’animo, e riguarda Sally.

Ognuno ha un segreto collegato alla defunta, ognuno da anni è convinto che il suo allontanamento sia legato a quel segreto, e che quindi ognuno è convinto di essere il colpevole della fine della loro amicizia.

Ma è davvero così?
No, perché le vere amicizie resistono alle bugie, agli omissis e ai non-detto. Resistono agli anni, alla maturazione, ai matrimoni, al lavoro e alla lontananza.
Proprio per questo i Gunners impiegano quella notte a condividere ciò che avevano nascosto per oltre dieci anni, rendendosi conto che la vera amicizia magari giudica, ma sa anche andare oltre.
In quella notte raccontano non solo il motivo per cui si ritengono colpevoli dell’allontanamento di Sally, ma anche cosa avevano fatto nei dieci anni precedenti, e su cui avevano taciuto per email per imbarazzo, dolore, vergogna.

La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman porta con sé un bellissimo messaggio di speranza: tutti noi abbiamo degli amici, tutti noi abbiamo fatto degli errori, ma gli amici sono rimasti vicini, se veri.

Dopo quella notte, poichè la brace che covava sotto la cenere ha preso fuoco, altri problemi si risolvono, altre situazioni si sbloccano, altri segreti vengono a galla.
Non si può dire null’altro, se non che il finale è bello perché semplice e aperto: non è un finale realistico quanto un finale “reale”.
Nelle vite di ognuno di noi, fatte di cadute e menzogne e tentennamenti, difficilmente accadrà l’evento eclatante o il deus ex machina che risolve una situazione o conclude un periodo, perché nessuno di noi vive in un film.
La casa dei Gunner di Rebecca Kauffman pubblicato da SUR racconta la storia di sei amici, dalla loro infanzia alla prima adolescenza, fino all’inizio della maturità, con un forte messaggio di bellezza e di speranza e ci riesce mostrando dinamiche comuni a tutte le vere amicizie.

Se l’anno scorso SUR con Acqua di mare di Charles Simmons ci faceva scoprire l’adolescenza ed il primo amore, quest’anno con La casa dei Gunner ci porta agli anni delle grandi amicizie della giovinezza.

Secondo me in questo periodo così complicato e pieno di cose negative c’è proprio bisogno di un romanzo così bello che ci racconta, senza sorprese irreali o colpi di scena incredibili, la semplicità della vita quotidiana.

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