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Echi in tempesta di Christelle Dabos

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Se a giugno si indossa una pesante sciarpa di lana intorno al collo è per celebrare in qualche maniera la fine di quella grande, affascinante, visivamente coinvolgente saga che è stata L’attraversaspecchi con il quarto e ultimo volume Echi in tempesta di Christelle Dabos, pubblicato da Edizioni E/O.

Parlare della conclusione di una saga, e quindi non solo del singolo volume, è difficile, si tende a dire troppo, quindi mi manterrò il più generico possibile.

Echi in tempesta di Christelle Dabos è estremamente cupo e pieno di dolore, fisico e psicologico.
Ambientato per gran parte del tempo nell’oscurità se non addirittura sotto terra, richiama certe atmosfere del romanzo gotico classico. Sono venuti meno i toni allegri e certe volte farseschi del primo volume o luoghi pieni di luce come le spiagge del secondo volume.

Christelle Dabos qui mette da parte, anche fisicamente verrebbe da dire, molti dei comprimari: protagonisti assoluti e quasi sempre in scena sono Ofelia, Thorne, Eulalia Diyoh e l’Altro, che si muovono in una realtà piena di trabocchetti.

Di Ofelia bisogna dire che c’è ormai un abisso tra la ragazzina imbranata e spaurita del primo volume: adesso è una giovane donna testarda, capace e coriacea che non ha problemi ad affrontare il dolore e a fare scelte che in certi casi costeranno veramente molto. Naturalmente Thorne non è da meno, ma da lui siamo stati abituati a un forte senso di sacrificio.

Ofelia vuole capire cosa o chi sono Eulalia Diyoh e l’Altro e cosa sta facendo piano piano crollare le Arche, e per saperlo non si ferma davanti a niente e a nessuno. E noi sappiamo che in tutte le storie avere la conoscenza significa dare qualcosa in cambio: Tiresia perde la vista, Cassandra non sarà mai creduta. Il tema dell’equilibrio, del contrappasso se vogliamo, è uno dei pilastri portanti di Echi in tempesta di Christelle Dabos: per qualsiasi azione ci sarà una reazione, per qualcosa che si è tolto bisognerà restituire qualcos’altro.

Davanti a una bilancia spietata Ofelia non si tirerà mai indietro.

Questo quarto e ultimo volume è ancora ambientato sull’arca di Babel, in gran parte nell’osservatorio delle Deviazioni, un luogo che mette i brividi e che personalmente mi ha fatto pensare al manicomio di Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Christelle Dabos non risparmia niente a nessuno, né ai personaggi né ai comprimari, sprofondando tutti in un clima di profonda incertezza e di profonda tensione.

In Echi in tempesta viene rivelato tutto ciò che c’è nella cosmogonia de L’Attraversaspecchi: tante rivelazioni e tante spiegazioni che potevano stare anche in due volumi; ma forse lo dico perché mi sarebbe piaciuto che la storia continuasse.

Si riconferma anche in questo ultimo volume l’incredibile potenza visiva di questa scrittrice, che ci ha abituato a costruzioni anche architettoniche ardite. Quando verso la fine quando si arriva all’Altrove -e su questo non aggiungo altre informazioni- Christelle Dabos descrive un luogo in maniera incredibile, stupefacente e visivamente potente, come ci aveva già abituato. Eppure ogni volta leggere quello che questa scrittrice riesce a immaginare lascia senza parole.
Rivediamo prima della fine tutti i coprotagonisti apparsi in passato: zia Berenilde e Vittoria, zia Roseline, il prozio archivista, Archibald, Renard e Gaela Faruk, gli spiriti di famiglia Elena e Polluce.

Bisogna anche spendere due parole sul finale, senza dire troppo.

È un finale giusto, che può piacere oppure no. Penso che dividerà molto i lettori tra lettori che si aspettavano un esito ed altri che molto probabilmente non si aspettavano questa fine -come me- ma che alla fine ne sono soddisfatti. Non voglio aggiungere aggettivi perché penso che qualsiasi cosa tenderebbe a rivelare o far fare delle speculazioni e sarebbe un peccato.
Echi in tempesta di Christelle Dabos, pubblicato da Edizioni E/O è un finale di saga che ha una sua coerenza, anche riferito ad altri testi dello stesso genere e che non posso citare perché altrimenti qualcuno potrebbe capire qualcosa. Diciamo che è una chiusura consequenziale con quello che è successo prima, ma allo stesso tempo per certi aspetti abbastanza inaspettata.

Possiamo solo aggiungere che avendo chiaro fin da subito il tono molto cupo e pieno di dolore di tutte le vicende possiamo intuire che il finale non sarà una passeggiata tra le rose.

Echi in tempesta di Christelle Dabos, pubblicato da Edizioni E/O conclude L’Attraversaspecchi: è stata una splendida lettura, appassionante e stupefacente. Certe immagini e certe trovate sono stati veramente alla pari con la migliore letteratura fantastica.

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