vita da librai

La libreria durante il lockdown: 3 mesi densi

Via_Cavallotti

Per raccontare come sono stati i giorni della libreria durante il lockdown abbiamo lasciato passare un po’ di tempo.
Questa esperienza è stata per tutti qualcosa di diverso, e viene voglia di parafrasare il famoso, se non famigerato, incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”.
Ugualmente ogni lockdown è stato diverso, a seconda della regione in cui si viveva, della professione che si svolgeva, della composizione del proprio nucleo familiare e così via.

La nostra libreria ha sofferto un lockdown più breve di altre, dal momento che -con nostra soddisfazione, lo ammettiamo- abbiamo potuto riaprire già il 14 aprile.

La Fase 1, e poi la Fase 2, e poi tutte quelle situazioni intermedie (Fase 2 e 1/2, Fase 3 e 1/4…) che si sviluppavano dopo l’ennesimo DPCM e la diretta di Conte, sono state vissute ognuna con una propria incertezza e preoccupazione.
Si andava piano piano verso una nuova normalità riprendendo le abitudini temporaneamente limitate, ma è inutile nascondere che uno stop simile dopo appena tre mesi dal trasloco, con tutte le spese che aveva comportato, è stato duro.
E se solo adesso vi raccontiamo cosa è stato per la vita della libreria durante il lockdown, che per certi versi paiono tanto lontani eppure non lo sono, è perchè parlarne prima, sull’onda del momento, ci sembrava fuori luogo, e neppure ne avremmo avuto il tempo.

C’era da vendere, c’era da fare consegne, c’era da aspettare libri nuovi, c’era da salutare -a distanza e con la mascherina- i clienti che potevano rientra in libreria, c’era da provare a recuperare il mese di lockdown.

Parliamo adesso di cosa è stata per noi questa primavera del 2020 perchè, come dopo I funerali della Mamà Grande,

Ora che la nazione, scossa fin nelle sue viscere, ha ricuperato l’equilibrio; ora che gli zampognari di San Jacinto, i contrabbandieri della Guajira, i risaioli del Sinú, le prostitute di Guacamayal, gli stregoni della Sierpe e i bananieri di Aracataca stanno rizzando le tende per riprendersi dalle fatiche della veglia estenuante, e che hanno ricuperato la serenità e sono tornati a prendere possesso delle loro funzioni il presidente della repubblica e i suoi ministri e tutti coloro che hanno rappresentato il potere pubblico e le potenze sovrannaturali nel corso della piú fastosa circostanza funebre riportata dagli annali storici; ora che il Sommo Pontefice è salito al cielo in corpo ed anima, e che è impossibile passare da Macondo a causa delle bottiglie vuote, dei mozziconi di sigarette, degli ossi spolpati, dei barattoli, degli strácci, degli escrementi lasciati dalla folla che ha partecipato ai funerali, ora è giunto il tempo di accostare uno sgabello alla porta di strada e cominciare a raccontare dal principio i particolari di questa perturbazione nazionale, prima di dar tempo agli storici di arrivare.


Conte annuncia il lockdown e quindi il blocco di tutte le attività mercoledì sera.

La diretta era finita da un minuto che subito ci siamo sentiti al telefono: come tantissimi altri non sapevamo cosa fare e come comportarci.

Oltretutto l’indomani era giovedì, giorno in cui sarebbero arrivati i libri, quelli nuovi e quelli prenotati.

La mattina in libreria, in una Marina di Carrara più silenziosa del solito, abbiamo spento il computer, chiuso bene la cassa e le finestre ed attaccato un cartello sulla vetrina affinché i corrieri, quando sarebbero arrivati, sapessero che potevano lasciare i libri ai nostri vicini di negozio, Lo Squalo Bianco.

La mattina del 12 marzo, chiudendo la libreria

Invece i cartoni coi libri che ci sarebbero dovuti arrivare non sarebbero mai giunti a destinazione, ed erano una novantina tra prenotati, riordini e nuove uscite (tra cui I cerchi nell’acqua, che stavamo aspettando con impazienza).
Sapendo che tutti i negozi che non rientravano in quel decreto non erano aperti, i corrieri hanno lasciato in deposito nella loro sede di zona i nostri pacchi per poi rispedirli al mittente. Ora la facciamo breve, ma per capire questa dinamica ci sono servite due o tre settimane, e un numero rilevante di telefonate passando per call center, segreterie e centralini.
È finita che li abbiamo poi tutti riordinati e che ci sono arrivati ad aprile: per fortuna i nostri clienti sono stati molto comprensivi e hanno capito molto bene che il ritardo, questa volta, era veramente da imputarsi a “cause eccezionali”.

I primi giorni della libreria durante il lockdown sono stati molto strani. Eravamo in casa come tutti, ma non cantavamo dai balconi, non facevamo aperitivi su zoom, non panificavamo.

Soprattutto non volevamo fare cose on-line.
In un certo periodo tra metà marzo e metà aprile non si poteva aprire un social senza vedere dirette: presentazioni di libri (già ampiamente usciti, dal momento che la filiera editoriale era al momento sospesa), chiacchierate su temi editoriali, confronti sui generi letterari, di tutto di più.
Noi non ne avevamo affatto voglia: avevamo altre cose a cui pensare, sia a carattere lavorativo che personale e a naso le trovavamo anche abbastanza inutili. Per scrupolo però abbiamo chiesto ad alcuni scrittori e scrittrici con cui siamo più in confidenza cosa ne pensassero.
Le loro risposte unanimi (sferzanti, divertenti, disperate… ma che non vi riferiamo!) ci hanno convinto che potevamo benissimo soprassedere.
Abbiamo fatto una sola eccezione, a maggio, quando Fazi Editore ha organizzato una serie di incontri virtuali tra i suoi autori ed alcuni librai per parlare di come cambierà il modo di fruire la libreria, di cosa volesse dire “normalità” dopo il coronavirus e di quanto era stato difficile resistere al periodo di quarantena.

In questo caso ci fatto molto piacere bere una birra e reincontrare, seppure virtualmente, Claudio Lagomarsini, che è nostro concittadino e che da noi aveva presentato in anteprima il suo Ai sopravvissuti spareremo ancora.

Ma questo era a maggio, quando le cose erano già molto cambiate.
A marzo ci siamo solo presi un momento di leggerezza elaborando il test: Che personaggio che stai a casa sei? e poi abbiamo deciso che volevamo impiegare il tempo in maniera produttiva.

Perchè non fare a fondo l’inventario? Perchè non si poteva.

Il decreto prevedeva che si stazionasse nei propri negozi soltanto per motivi di stringente necessità, come ad esempio pagare le bollette, cosa che abbiamo fatto puntualmente alla fine di marzo. E pagare bollette, affitti, utenze quando già da tre settimane non lavoravi non è stata una bella sensazione.
Per questo motivo l’inventario non era tra le cose di cui potevamo legalmente occuparci.
Però proprio di quei giorni abbiamo ricevuto la prima bella notizia.
Alcuni nostri fornitori, vista la situazione caotica, preoccupante e abbastanza angosciante che tutti noi stavamo vivendo, ci hanno comunicato che i pagamenti di aprile e di maggio sarebbero stati posticipati di un paio di mesi.
Eravamo chiusi, non sapevamo quando avremmo riaperto e come, non sapevamo come sarebbe stato il futuro.

Sentirci dire che un po’ di fatture sarebbero state messe in pagamento tra giugno e luglio ci ha fatto bene allo spirito, e anche al portafoglio.

Intanto noi stavamo ancora cercando di recuperare le spedizioni dell’11 e 12 marzo, dal momento che anche la situazione dei trasporti era difficoltosa: le consegne ed i vari corrieri erano quasi al collasso.

A fine marzo intanto iniziava a prendere piede l’intricata vicenda delle consegne a domicilio.

Che, fidatevi, è stata un po’ più complessa di come poteva sembrare all’esterno.
A un certo punto è girata voce sui social che si potesse senza alcun problema consegnare i propri libri alle persone che ne facevano richiesta, purchè questi non uscissero di casa e non pagassero in contanti.
Naturalmente poteva avvenire solo con libri che avevamo già in negozio, dal momento che non si sapeva se e come sarebbero tornati a consegnare i corrieri.
A questo punto è partito il carosello di bufale e interpretazioni personali che aggiungevano confusione a confusione.
Sarà vero? Sarà falso? Potremo? Non potremo?
Noi abbiamo sentito la nostra commercialista, e successivamente un ufficio comunale.
Queste sono quelle cose che non si dicono in giro, perché sostanzialmente suonano come noiose o gretta, perchè non sono utili allo storytelling e uccidono quella romantica poetica che circonda la figura del libraio.
Un presidio culturale che cerca marche da bollo? Un araldo della cultura che stampa fogli in triplice copia? Che orrore!

Eppure anche sbrogliare la matassa di competenze legali e burocratiche, un vero nodo gordiano, fa parte del lavoro quotidiano, soprattutto in questo 2020.

Abbiamo impiegato alcuni giorni, pagato ciò che andava pagato, e alla fine siamo stati in regola per poter almeno fisicamente entrare dentro la nostra libreria.
Un passo avanti utile, mentre ancora non si capiva se potevamo fare consegne a domicilio.
Farle noi personalmente si intende, perché utilizzare un corriere certificato era antieconomico. Una libreria guadagna circa il 30% dal prezzo di copertina di un libro: se mi chiedete un tascabile da €10 io ci guadagno meno di €3, e i corrieri professionali, quelli che a norma dobbiamo utilizzare, chiedono tariffe uguali o superiori.
Affidarsi a loro sarebbe stato andarci in pari, se non in perdita.
Intanto, per dirla con un grande film:

Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo.

Da quello che potevamo vedere sui social le leggi sembravano cambiare da comune a comune, da provincia provincia, da regione a regione. Girava voce che si potesse liberamente fare le consegne a domicilio, la notizia viene propagata anche da fonti autorevoli… e poi è risultata essere una delibera di un comune veneto per il solo suo territorio cittadino, valevole nemmeno per le sue zone extraurbane.

Noi non riuscivamo a trovare il bandolo della matassa, e tutta questa confusione non faceva che aumentare il nostro senso di impotenza.

Abbiamo chiamato in Comune e parlato con l’ufficio preposto al commercio: la voce al telefono ci ha risposto candidamente che era una bellissima idea, che sarebbe una cosa bella ed utile… ma che no, non si poteva legalmente fare.

Ma per una cattiva notizia che arrivava, ce n’era una buona: in quei giorni nasceva Libri Da Asporto.

Libri Da Asporto è stata una trovata utile e pratica che merita l’immortale definizione di Giorgio Perozzi: “Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.”
Un gruppo di editori, che di giorno in giorno e di settimana in settimana aumentava di numero, si sono resi disponibili a pagare di tasca propria i corrieri certificati affinché noi potessimo spedire i libri a coloro che ce lo chiedevano.
Era una cosa semplice quanto bella che ci permetteva di riprendere in qualche maniera a lavorare.
E questo faceva bene sia al portafoglio che allo spirito.

Ci sono iniziati ad arrivare messaggi via whatsapp, via social, via mail: anni a curare Instagram e Facebook sono stati molto utili.

9 aprile: dividiamo i libri e poi li imballiamo

Ci hanno scritti amici lontani che non avevano più le loro librerie di zona, follower, persone che avevano visto i nostri video e li avevano commentati. Inizia aprile e iniziamo a imballare pacchi di libri: non lo avevamo mai fatto, ed il risultato era abbastanza simile ai panetti di droga che si vedono nei film.

No, vi assicuriamo che non è droga!

Il corriere li porterà in Piemonte, nel Lazio, in Veneto, ma anche in altre parti della Toscana.
In concomitanza con la Settimana Santa, era passato quasi un mese dal lockdown, ha preso a a girare insistentemente la voce sui social che un DPCM avrebbe permesso alle librerie di riaprire dopo Pasqua.
La notizia è stata accolta dalla “casta dei librai” (giuro! siamo stati definiti così, evidentemente da chi ha la bocca solo per parlare e la testa solo per tenere distanziate le orecchie) con sentimenti contrastanti: alcuni erano felici, altri sdegnati.
Ognuno aveva le sue ragioni, a seconda della zona dove viveva, del proprio personale vissuto, della propria situazione familiare.

La Fase 2 della libreria durante il lockdown è scattata con l’annuncio che da martedì 14 aprile avremmo potuto riaprire.

Noi siamo stati contentissimi della notizia e ci siamo sentiti fortunati a potere riprendere il lavoro ben prima di tante altre attività. Sapevamo che non sarebbe stato facile e che avremmo dovuto affrontare una serie di nuove situazioni, di complicazioni e di incertezze, ma eravamo contenti lo stesso.
Tra le incertezze da affrontare prima di tutto c’era quella già sperimentata nella Fase 1: l’opacità della normativa vigente. Al di là della misura di 1,80 metri di distanziamento che la Regione Toscana chiedeva, tutti gli altri obblighi erano abbastanza nebulosi, a essere severi, o interpretabili, a essere generosi.

24 aprile: The real ghostbusters!

Quante persone potevamo avere al contempo dentro la libreria? Cosa si intendeva in concreto con “sanificazione”? Dovevamo seguire dei protocolli precisi?

Su questo punto abbiamo preferito fare quanto più possibile: abbiamo pagato un’azienda certificata che con tutti gli strumenti del caso ha sanificato in maniera professionale l’intera libreria.

Fin da subito abbiamo messo a disposizione di coloro che entravano igienizzante per le mani e guanti, nonostante non fosseì assolutamente chiaro se si poteva usare uno o l’altro oppure se bisognava mettersi i guanti e poi sopra anche l’igienizzante. In breve comunque i guanti non sono stati più citati nemmeno dalle autorità preposte.

Abbiamo riaperto con molte incertezze, ma eravamo convinti che fosse la cosa giusta da fare.

Ai nostri dubbi, durante la Fase 2 della libreria durante il lockdown, si affiancavano anche quelli dei nostri clienti.
Ma se entriamo possiamo sfogliare i libri?
Abitiamo in località Fabbrica: possiamo venire in libreria o è troppo distante?
Mi serve un’autocertificazione per venire?
Abitiamo a meno di un chilometro da voi ma siamo in un altro comune: possiamo venire lo stesso?
Nel mio comune non ci sono librerie, posso venire?
Ecco, la Fase 2 per noi è stata anche cercare di dirimere dubbi e incertezze altrui.
Davanti a decreti e normative lacunose abbiamo cercato di fare al meglio, anteponendo la sicurezza e chiedendo anche informazione alle forze dell’ordine.
Anche per questo, probabilmente, ci sono state fatte moltissime richieste di consegne a domicilio. Che adesso potevamo fare, e con tutti i crismi della legalità.

Fare le consegne a domicilio è stato bellissimo, interessantissimo, e faticosissimo.

La prima cosa che abbiamo scoperto è che siamo una “libreria di quartiere”.

29 aprile: “Bisogna andare in via Forma Alta. Tu sai dov’è?”

Detto così sembra una frase senza senso, ma c’è una spiegazione chiara. Noi conosciamo i nostri clienti, ci capita di incontrarli al supermercato, in qualche negozio, o in spiaggia al mare. Eppure non sappiamo né abbiamo mai chiesto dove vivano. Magari qualche volta nella conversazione hanno detto che stanno vicino, però en passant, e noi non ci abbiamo fatto caso più di tanto.
Le consegne a domicilio ci hanno dato la misura e la dimensione di quanto i nostri clienti vivano vicino.

Ma ci hanno anche fatto capire quando la libreria durante il lockdown dovesse reinventarsi.

Ad una che chiedeva di portarle due libri e se sapeva dove era la strada dove vive, il libraio ha risposto: “Se tanto mi dà tanto, vedo casa sua dal mio balcone” (ed è vero).
Abbiamo scoperto che alcuni nostri clienti vivono così vicini che potevamo dare loro facilmente un appuntamento unico: “a mezzogiorno sono in via Prampolini angolo via Dante” oppure “alle tre sono al distributore della Covetta” oppure ” alle tre e un quarto sono al semaforo dopo il ponte”.
Abbiamo scoperto che condividiamo con tanti clienti non solo l’amore per la lettura, ma anche una certa quotidianità geografica.
Ho capito dov’è l’indirizzo, è dietro casa dei miei genitori.
Ho capito dov’è l’indirizzo, io sto nella strada parallela.
Ho capito dov’è l’indirizzo, lì ci abita mia sorella.
Ho capito dov’è l’indirizzo, ci passo tutte le mattine.
Ho capito dov’è l’indirizzo, dietro il fornaio dove mi servo.
Queste sono state solo alcune delle risposte che abbiamo dato quando ci spiegavano dove consegnare i libri.
È stato un po’ un peccato – ci abbiamo pensato dopo – non avere puntato su una mappa spilli colorati per ogni consegna. Sarebbe stato bello fotografarla per avere, anche visivamente, una traccia di quanto copriamo in maniera abbastanza fitta certe zone del nostro territorio comunale.

Fare consegne a domicilio ha anche permesso di scoprire luoghi e posti del nostro comune che neanche immaginavamo!

Chi sapeva che dietro un certo caseggiato in via Covetta si aprissero dei prati così ampi!

30 aprile: se oggi è giovedì, allora facciamo Bonascola, Carrara e Fossone

Chi sapeva che dietro la casa di un’altra nostra cliente in Battilana una roggia, cavalli che brucano e a seconda della stagione anche uccelli migratori che nidificano!
Chi sapeva che salendo per i colli di Bonascola ad un certo punto si aprono placidi valloni coltivati a vigna!
Chi sapeva che se a Carrara via Ghibellina è in centro, via Guelfa… è proprio da tutt’altra parte, ma veramente da tutt’altra parte! (E questa è stata una delle consegne a domicilio un po’ più complicate a livello logistico).

Nella Fase 2 gestire la libreria durante il lockdown era quindi anche andare su e giù per l’Aurelia, per il viale XX Settembre, per la Covetta, per via Carriona… con la macchina carica di sacchetti del pane.

Questo perchè per gestire così tante consegne abbiamo scelto un metodo organizzativo abbastanza semplice.
Prima di tutto dividevano i libri prenotati per aree geografiche: Marina, Avenza vecchia, Avenza Peep, Fossone, Bonascola, Carrara e pertinenze.
Poi li infilavamo nei sacchetti del pane su cui scrivevamo nome, importo, numero di telefono e l’indirizzo. Il lunedì mattina potevamo consegnare nella zona di Massa, il giovedì mattina Fossone, Bonascola e Carrara centro, mentre Avenza e Marina riuscivamo a sbrigarle un po’ tutti i giorni.

Ed è stato bello arrivare con i sacchetti del pane carichi di libri ed essere accolti con gioia!

Qualcuno scendeva in strada, altri si facevano lasciare i sacchetti in giardino o nell’androne, altri lasciavano il resto di mancia o regalavano una torta o biscotti fatti in casa.

15 maggio: grazie Carlotta!

E tutti quelli che incontravamo di persona, a distanza e con mascherina, si prendevano del tempo per chiacchierare, raccontare di come stavano vivendo quei giorni e di come avevano passato il mese precedente, di cosa pensavano e di cosa speravano sarebbe successo.

Era una strana e buffa normalità fatta di campanelli suonati, di macchine parcheggiate alla bell’e meglio, e soprattutto di tanti sacchetti del pane carichi di libri.

Come se non bastasse, a tutta questa serie di complicazioni si aggiungeva un problema di grosse dimensioni: un’altissima richiesta di libri mentre persisteva una molto complessa situazione per le consegne.
Pensateci: meno gente al lavoro, sia per malattia che per giusto timore (in quel periodo alcuni imprese di trasporti nemmeno volevano muoversi in Lombardia), maggiori richieste, una profondissima confusione anche all’interno dei magazzini preposti allo smistamento. Tutti elementi che creavano un grosso collo di bottiglia nelle consegne.
Come fare? Affidandoci alla ragionevolezza dei nostri clienti. Se chiedevano un libro che non avevamo lo ordinavamo, sempre specificando la grossa incertezza sui tempi di consegna.

Merita qui lodare Fastbook, il nostro principale distributore, che si è dimostrato sempre abbastanza puntuale, e i nostri clienti che non si sono lamentati mai dei ritardi.

Un ulteriore aspetto che rendeva la Fase 2 della libreria durante il lockdown un po’ travagliata era la sospensione della filiera editoriale: per due mesi abbiamo lavorato senza nuove uscite.
Non è come agosto, un mese intero senza libri: quello lo conosciamo e ci piace, possiamo portare avanti titoli che stimiamo e che pensiamo non abbiano avuto il giusto rilievo. E soprattutto, siamo preparati.
Questa volta invece c’erano titoli che noi ed i nostri lettori aspettavamo moltissimo, e che venivano posticipati di mesi. C’erano titoli usciti nella prima settimana di lockdown che non riuscivamo ad avere (a differenza della grande distribuzione). C’erano titoli presentati a Tribùk 2020 che non sapevamo quando sarebbero usciti.

In questa situazione abbiamo impiegato il nostro algoritmo, l’algoritmo che ogni buon libraio possiede: la memoria e la conoscenza dei libri.

Abbiamo cercato di lavorare al meglio proponendo le cose che avevamo in libreria e i libri che conoscevamo di più. Se qualcuno voleva qualcosa di divertente, se qualcuno voleva qualcosa di appassionante, se qualcuno voleva qualcosa per staccare la mente, noi spulciavamo i nostri archivi mentali ed offrivamo titoli e soluzioni.
Ma non dal vivo, magari mostrando il libro, come facciamo normalmente al lavoro.
Gran parte delle richieste continuavano ad arrivare via telefonata, via whatsapp, via messaggistica sui social.
Sappiate che non è affatto semplice spiegare la bellezza e le potenzialità di un libro per bambini in queste condizioni (benedette le videochiamate!) ma pensiamo di esserci riusciti.
Le consegne a domicilio, stare dietro all’incertezza delle spedizioni, raccontare i libri con tutti i mezzi a nostra disposizione: ma quanto abbiamo lavorato nella Fase 2!

Quali sono stati i libri più letti nella Fase 2 della libreria durante il lockdown?

Il primo è stato sicuramente Spillover, sia perché a quanto pare la nostra videorecensione è stata molto vista, sia perchè la stampa generalista se ne è giustamente interessata e ne ha parlato.
Oltre a questo i nostri lettori hanno voluto leggere soprattutto romanzi che in qualche maniera li rassicurasse, li tranquillizzassero, li facessero un po’ staccare la spina dagli affanni e dalle preoccupazioni di tutti i giorni.

La Fase 3 della libreria durante il lockdown per noi è iniziata il 18 maggio, quando è stato concesso a tutti gli esercizi commerciali la possibilità di riaprire.

Marina di Carrara ha ripreso la sua abituale, anche se un po’ sonnolenta, vitalità. Tornare a casa dalla libreria finalmente non era più attraversare strade buie e silenziose, su cui si affacciavano soltanto negozi chiusi e serrande abbassate. Potevamo vedere file di persone non solo davanti alle farmacie o ai supermercati, ma anche davanti a tutti gli altri negozi.
Dal 18 maggio avevamo finalmente la possibilità di sederci, con tutte le precauzioni del caso, al bar a fare colazione prima di andare al lavoro. 

La fase 3 per la libreria è stata una fase di lento e graduale ritorno al nuovo tipo di normalità. Per noi non è cambiato moltissimo, ma ci sono stati certo dei miglioramenti. Da quando si è potuto circolare liberamente le richieste di consegna domicilio sono mano a mano diminuite fino a sparire, e anche le richieste di spedizioni.
Naturalmente noi, se qualcuno ce lo chiede, le facciamo ancora.

Col tempo i nostri clienti si sono abituati al nuovo rituale “entra ed igienizzati le mani” e anche ad aspettare fuori se la libreria aveva già raggiunto la massima capienza.

Per supplire a questa situazione ci eravamo ingegnati: se le persone che erano dentro stavano ancora scegliendo o facendosi un’idea del libro, noi ci mettevamo a servire direttamente portando il libro sul marciapiede.
Questo era molto più semplice quando qualcuno doveva solo venire a ritirare il libro prenotato o sapeva esattamente cosa cercava.
Quando poi hanno ripreso le prime, timide nuove uscite, abbiamo capito che la normalità stava tornando.

Dal 3 giugno hanno ufficialmente riaperto tutti i confini regionali: ecco la Fase 4, e la fine del periodo della libreria durante il lockdown.

Il governatore della Toscana non era entusiasta di questa riapertura, ma noi sì. Per noi ha significato molto perchè in estate Marina di Carrara aumenta la sua popolazione, dal momento che ci sono un gran numero di seconde case per le vacanze.
Gran parte dei palazzi che si affacciano su via Cavallotti, la strada della nostra libreria, si popolano in concomitanza con l’inizio della stagione balneare. Dai primi fine settimana di giugno normalmente sentiamo in libreria un gran cicaleccio di accenti diversi, emiliani e lombardi principalmente, e ritornano i clienti stagionali, con cui riprendere un discorso fatto di chiacchiere e convenevoli interrotti l’anno prima.
Così è stato, con calma e con tempi più dilatati, anche quest’anno.

Sono tornati tutti, chi da Piacenza, chi da Parma, dalla Brianza e da Varese, e poi anche dalla Svizzera: quest’anno tutti avevano una storia in più da raccontarci.

Il peggio, apparentemente, è sembrato essere alle spalle passato.
È trascorsa veloce un’estate per la prima volta senza presentazioni, senza cene e chiacchiere alle Palme con gli autori.
Ed ora che è tornato l’autunno, l’incertezza ed il timore aumentano.

Abbiamo fatto tesoro delle esperienza passate, ma sappiamo che non basteranno: se ci saranno nuove limitazioni, dovremo ingegnarci ancora una volta.

Sappiamo che lo faremo.
Sappiamo solo che noi ci saremo ancora, per suggerire un buon libro e una nuova storia da scoprire.

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