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Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola

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Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola, pubblicato dalla Garzanti, rinverdisce la tradizione ottocentesca del romanzo d’appendice.

Quella in cui si sono resi grandi e famosi, per fare due nomi di autori che penso Alessia apprezzi, Dickens e Dumas.

Affermo questo perché è la stessa Alessia a raccontare come questo romanzo è nato:

Cara lettrice, caro lettore, la storia che stai per leggere è stata scritta in trenta giorni durante il lockdown. A fine giornata inviavo il capitolo a mia madre e a un gruppo di sette amiche annunciando l’arrivo con e-mail roboanti […]
In un momento storico per noi senza precedenti, durante il quale abbiamo tutti sofferto la mancanza dei nostri cari e delle libertà in nome del bene collettivo, per il gruppo di lettura di Chaverton House l’appuntamento quotidiano con questa semplice storia che si prefiggeva come unico scopo l’evasione portava conforto e senso di vicinanza.

Io davvero credo che Alessia coi suoi romanzi tenga fede a quella famosa frase – forse anche famigerata, da tanto che adesso viene citata, di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”

Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola è un romanzo delizioso: ironico, brillante, leggero ci fa sorridere tenendoci incatenati puntata dopo puntata, come i veri romanzi d’appendice ottocenteschi.

La protagonista è Angelica Bentivegna, sulla cui culla al momento della nascita si sono radunate tre fate madrine, come ne La bella addormentata:

Nel reparto maternità di uno storico ospedale di Milano, attorno alla culla della piccola Angelica Bentivegna si radunarono tre fate.
Ciascuna scelse per la neonata un dono di cui andava molto fiera: la prima il buonumore, la seconda la docilità di temperamento e infine la terza, nell’intento di diversificare, regalò alla piccola il talento infallibile con i lievitati.
Le fu subito obiettato che a una qualità così inutile fosse preferibile la bellezza. Al che lei rispose: «I tempi sono cambiati: alle bambine servono talenti veri, altro che docilità di temperamento».

Fin dall’inizio capite che è un romanzo buffo e ironico, eppure la propensione per i lievitati sarà molto utile ad Angelica: il romanzo è pieno di pane e pasta, cornetti e tortine, un gustoso fil rouge che alla fine ci donerà anche una sorta di bonus track.

Angelica è una ragazza di 27 anni che cerca un centro di gravità permanente: è a un punto della sua vita in cui non sa cosa fare della sua vita, il fidanzato l’ha tradita e lei lo ha lasciato, e inoltre non ha un lavoro.

In questo momento di stasi della sua vita, mentre cerca di capire cosa voler fare da grande per così dire, sente una storia di famiglia che la incuriosisce, ed inizia un po’ ad indagare.

In questo è, se vogliamo, parente di Costanza Macallé anche se la Storia cui Angelica si approccia è più recente e verte sugli anni della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di una vicenda misteriosa che ruota attorno al suo bisnonno e che lei scopre dopo che la prozia l’ha resa partecipe di alcuni fatti.
Per capire cosa è successo realmente deve arrivare in Inghilterra a Chaverton House, villa signorile nella campagna da poco diventata famosa perché set de “L’orfana di Mallands Park”: dalle descrizioni sembra essere un polpettone di sceneggiato poco più spinto di Elisa di Rivombrosa.

A Chaverton House Angelica incontra Sua Signoria, proprietario del maniero, ma anche il giovane e ombroso marito dell’erede e cerca tramite loro di capire cosa è successo al bisnonno.

Intuite che se c’è una giovane e bella ragazza col talento per i lievitati e un uomo abbastanza prestante sulla quarantina che vive da solo in questo maniero assieme al vecchio nonno della moglie che non si vede mai, la vicenda potrebbe prendere una certa direzione.
In tutto Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola secondo me c’è un forte riferimento a uno dei grandi capisaldi della letteratura inglese dell’Ottocento e cioè Sense and sensibility, che così viene illustrato da Angelica stessa, quando viene assunta come guida a Chaverton House:

«Sense è il pragmatismo. Se vogliamo, è l’esperienza logica degli eventi attraverso i cinque sensi; mentre la sensibility non è soltanto sensibilità. È l’esperienza emotiva di quegli stessi eventi. Immaginate un bellissimo paesaggio: con il sense potete vederlo ma è con la sensibility che ne avete una percezione più profonda. E così vale per tutto ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, annusiamo, gustiamo». In questi termini il titolo è intraducibile in italiano ma ci facciamo andare bene Ragione e sentimento.

Angelica Bentivegna e Alessandro Almirante sono la coppia perfetta del concetto di “ragione e sentimento”.

Ma non è solo una storia d’amore, perchè si ride, e spesso, leggendo.

Torneranno le fate madrine in divertiti intermezzi e la famiglia di Angelica è peculiare: una prozia filosofa con un gatto cattivissimo e due insopportabili fratelli gemelli belli-bravi-scattanti-vincenti.
Angelica in questi tre mesi o quattro mesi in cui si divide tra Inghilterra e Italia forse trova il suo centro di gravità permanente, forse abbraccia la Ragione come Alessandro abbraccia il Sentimento.

Tre motivi per leggere Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola, pubblicato dalla Garzanti?

Un libro che inizia con una fata madrina che regala “talento infallibile con i lievitati” va letto, sappiatelo e prendetelo per buono! Soprattutto perché in fondo c’è questa sorta di bonus track assai gustoso.
Il secondo motivo è perché tutti ogni tanto abbiano bisogno di sorridere e di tirare il fiato: Alessia in questo è bravissima.

Il terzo motivo è un motivo estremamente colto.

Angelica è stata anche insegnante e mantiene un carteggio per e-mail con un suo giovane studente e lungo Un tè a Chaverton House vengono citati una serie di classici e di grandi romanzi della letteratura inglese, qualcuno magari meno noto di altri. Non solo Dickens e Austen ma, ad esempio, Alessia nomina anche Amore in un clima freddo di Nancy Mitford, che anche io mi sento caldamente di consigliare. Anni fa, quando iniziavo a fare il libraio, fu tra i primi romanzio che Caterina mi consigliò di scoprire.
Consigli di lettura offerti con grabo e leggerezza, gusto per i lievitati e una vicenda che ci fa sorridere: non si può non leggere Un tè a Chaverton House di Alessia Gazzola, pubblicato dalla Garzanti.

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