Recensioni

Figlia della cenere di Ilaria Tuti

Figlia_della_cenere_Ilaria_tuti

Figlia della cenere di Ilaria Tuti, appena uscito per Longanesi, è finalmente il seguito delle vicende che noi abbiamo visto in Ninfa dormiente, uscito l’anno scorso.
All’inizio di quest’anno è stato pubblicato invece il romanzo breve Luce della notte, che è ambientato un po’ prima di Ninfa dormiente.
Figlia della cenere di Ilaria Tuti inizia circa due settimane dopo le vicende conclusive di Ninfa dormiente.

Teresa è ancora molto dolorante, più dolorante del solito: deve camminare con un bastone e ha molti problemi fisici che si aggiungono a quelli che noi abbiamo imparato a scoprire nelle vicende dei romanzi precedenti.

Al contempo il romanzo si muove anche su un diverso piano temporale perché i capitoli si alternano tra l’oggi e quello che è successo ventisette anni prima, perchè Figlia della cenere di Ilaria Tuti, appena uscito per Longanesi finalmente capiamo cosa ha reso Teresa Battaglia la donna scontrosa, chiusa e ostile che è tutti i giorni.
Ventisette anni prima c’è stato il suo primo caso, e questo ci permette anche di stabilire quanti anni ha davvero Teresa. Molti meno di quanto pensassi, ma anche lei dice di sè “Me ne sento ottanta e voi me ne date ottanta”: per certe cose sembra davvero una donna molto anziana e fragile, tantoché in uno dei pochi momenti di ilarità della storia Marini si lascia si lascia scappare un paragone con la propria nonna. Per sua fortuna Teresa anche se non la prende benissimo non lo picchia col bastone.

Ventisette anni prima c’è stato un caso molto importante nella vita di Teresa Battaglia: c’era un serial killer terribile e quello che è successo allora nella sua vita privata e professionale torna adesso.

Solo che oggi lei è una donna fragile – per usare un aggettivo che è tanto di moda – che ha bisogno del bastone per camminare e che in certi momenti vedremo spinta con una sedia a rotelle. Al contempo è una donna sempre più determinata perché il caso presente è strettamente legato ai fantasmi del suo passato.
Tornano i fantasmi e i mostri del passato e ci permettono di avere una panoramica completa dei legami e delle dinamiche tra lei e suo marito, tra lei e il medico legale Parri, perché lei ha deciso di diventare commissario, senza perdere mai la sua grandissima umanità.

Teresa Battaglia, e di questo ce ne eravamo accorti fin dal bellissimo Fiori sopra l’inferno, è una donna che sa vedere nei mostri quel poco di umanità che resta e che sa scovare negli uomini apparentemente normali il mostro che è nascosto dentro di loro.

Del primo romanzo mi avevano colpito come Ilaria Tuti sa raccontare la bellezza e la possanza della natura selvaggia del Friuli. Devo dire che in Figlia della cenere ci sono meno boschi rispetto ai romanzi precedenti. In ogni caso quando parla dei fiori e dei profumi del giardino di una villa abbandonat si riassapora quelle sensazioni provate quando scriveva dei boschi della Carnia.
Esattamente come nei romanzi precedenti Ilaria Tuti mette voglia di salire in macchina – ora poi che si può – alla volta del Friuli, in questo caso per vedere Aquileia, città romana e una delle perle della Regio X Venetia et Histria che poi fu pressoché distrutta da Attila.

Aquileia, i suoi mosaici e la sua storia hanno una importanza notevole nei delitti avvenuti ventisette anni prima.

Ci sono descrizioni dei mosaici di questa città sotterranea – la Aquileia romana è sottoterra rispetto all’Aquileia contemporanea e medievale – per cui veramente uno vuole partire andare e vedere di persona. Per rendere ancora di più l’atmosfera della Aquileia romana ci sono alcune brevi parti ambientate durante il Tardo Impero, quando il mondo pagano stava tramontando e il Cristianesimo si stava affermando, pur in un ribollire di eresie di matrice orientale.

C’è quindi in Figlia della cenere di Ilaria Tuti, appena uscito per Longanesi una piccola parte di romanzo storico, come già in Ninfa dormiente.


Anche in questo caso tutti i riferimenti sono veri, non c’è nulla di inventato: questo romanzo è anche un breve squarcio di luce su un mondo molto complicato che pochi conoscono: quello della fine del mondo pagano e del trionfo del cristianesimo, anzi, di un certo tipo di Cristianesimo rispetto ad altre versioni.
Leggendo Figlia della cenere viene da dire “meno male!” che alcune tendenze del Cristianesimo non si sono affermate; opinione personale questa, non so poi Ilaria Tuti cosa pensi della gnosi alessandrina nel terzo secolo, magari la apprezza.

Tre motivi per leggere Figlia della cenere di Ilaria Tuti, appena uscito per Longanesi?

Il primo l’ho già detto, perché mette voglia di salire in macchina e visitare Aquileia e scoprire il Friuli. Tra gli scrittori contemporanei non mi viene in mente nessuno che racconti con così tanto amore e passione la propria terra natia.
Il secondo è perché Teresa Battaglia è sempre più fragile e malandata eppure deve arrivare finalmente a patti con il suo presente ed il suo passato. E per farlo le tocca condividere delle informazioni personali, cosa che le risulta decisamente ostico.

Tanto più è fragile e scorbutica, tanto più non ci si può non sentirsi legati a lei e volerle bene.

Terzo motivo perché con Figlia della cenere alcune storie della vicenda di Teresa Battaglia vanno a chiudersi ma al contempo se ne aprono altre. Se una parte del passato viene chiuso, anzi sepolto, qualcosa invece si preannuncia per il futuro e io non vedo l’ora di vedere come continueranno queste vicende.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *