La voce di Robert Wright di Sacha Naspini

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La voce di Robert Wright di Sacha Naspini, pubblicato da E/O, è un libro che lascia senza parole, proprio come accade al protagonista di questa storia.
Carlo Serafini è il doppiatore storico di Robert Wright, grandissimo attore hollywoodiano: al momento della morte di Robert non riesce più a parlare. Non diventa afono, semplicemente non parla più.

Robert Wright aveva tanti personaggi, tu solo uno, lui. Ora camminavi come un terremotato che ha perso tutto. La stella polare alla quale avevi immolato l’esistenza non si era prodotta in un’esplosione colossale da abbaliarci un’ultima volta. Spenta e basta, e con lei la tua voce.

Carlo Serafini si ritrova, appena doppiato l’ultimo film di Robert Wright, senza voce; il suo mondo – la famiglia, il mondo professionale, tutto ciò che ruota intorno a lui – ha un sussulto.

Secondo me la grandezza di Sacha Naspini si dimostra nella sua abilità di gestire narrazioni che partono da una situazione che ha dell’incredibile.

In Nives c’era una gallina che si piantava, e Ossigeno era un thriller senza una goccia di sangue. La voce di Robert Wright di Sacha Naspini, pubblicato da E/O, ha un protagonista che non parla eppure pendiamo dalle sue labbra.
Il libro è diviso in cinque parti, anzi, cinque atti: un marito perfetto, occhi di cane azzurro, fantasmi, sul palcoscenico delle cose che accadono e a viso aperto. Fantasmi mi ha fatto provare l’angoscia e il malessere che si può provare leggendo Giro di vite di Henry James.

Questo è veramente uno di quei romanzi di cui dopo avervi detto che Carlo Serafini non dirà più una parola, finito di doppiare l’ultimo film di Robert Wright, non si può dire nient’altro.

Noi iniziamo a vivere con questo protagonista che non parla mentre tutti intorno a lui si domandano cosa gli stia succedendo. Carlo ha una moglie, un figlio sposato, un lavoro, amici e conoscenti che si chiedono se è impazzito, se nasconde qualcosa perché davanti agli stimoli ed anche a situazioni complesse non riesce ad esprimersi. Intanto, mentre passa le giornate nel silenzio della casa, leggendo i libri dell’infanzia del figlio, inizia a fare supposizioni e a ricordare cose che in parte aveva provato a rimuovere. E sul passato si incentra la terza parte del libro, Occhi di cane azzurro, che è poi il titolo di un libro di Garcia Marquez.

Ma è solo sul palcoscenico delle cose che accadono che Carlo, il doppiatore, l’uomo che è sempre stato dietro le quinte, diventa spettatore degli eventi, e noi con lui.

Questa parte di La voce di Robert Wright di Sacha Naspini, pubblicato da E/O, è quasi un pezzo teatrale. Noi e Carlo siamo spettatori di una scena che si svolge nel soggiorno della sua grandissima casa di trecento metri quadrati, ed uno dei set principali della narrazione.

D’altra parte un uomo che non parla non va in giro a “fare cose, vedere gente” anzi!

Per gran parte del tempo Carlo resta in casa a mangiare un po’, a bere tanto, e a riflettere, fino a quando come un’onda arriva qualcuno dal passato a rendere tutto ancora più complicato.

Tutto questo mentre con il suo silenzio si devono confrontare Marta, la moglie che egli ama moltissimo, e Filippo, figlio ventitreenne.
La voce di Robert Wright di Sacha Naspini, pubblicato da E/O è anche la narrazione di una bellissima storia d’amore perché fra Carlo e Marta c’è un sentimento che forse potrebbe essere abbattuto solo dall’inspiegabile mutismo dell’uomo, e non da anni di lavoro senza orari e di frequentazioni più o meno mondane.
Non bisogna però pensare, secondo me, che questa sia semplicemente una storia che verte sulla “incomunicabilità”, tema tanto di moda una cinquantina di anni fa.

Uno dei fulcri della storia è quello del tenersi dentro le cose, del vedere e non parlare.

Ma questo si capirà solo quando la storia arriva sul palcoscenico delle cose che accadono. Lì tutto sembra andare a posto alla perfezione, tutti i tasselli del puzzle si ricompongono.
E invece no, perchè resta una domanda sospesa che troverà risposta nell’ultima parte, quella che non per nulla si chiama a viso aperto.
Io ho iniziato a leggere La voce di Robert Wright di Sacha Naspini penso a a metà settembre, e in un lampo mi sono bevuto le prime cinquanta pagine circa, la prima parte dal titolo Il marito perfetto. La narrazione di Sacha Naspini è così ipnotica seppur enigmatica che non riesce facile staccarsi da questo libro, ma si vuole leggerlo tutto in una volta. Secondo me è tra gli autori italiani viventi che più sa calibrare le parole e le situazioni per ammagliare ed incantare il lettore.

Tre motivi per leggere La voce di Robert Wright di Sacha Naspini, pubblicato da E/O?

La prima perché non troverete un romanzo in cui il protagonista praticamente non parla ma voi penderete dalle sue labbra.
Il secondo perché l’animo umano è misterioso e composto da più piani, per citare ora il libro di Nevo di cui Moretti ha fatto il film: scopriremo che nell’animo di Carlo Serafini ci sono un sacco di piani.
Il terzo motivo è perché, in un certo senso, è uno splendido thriller, ma thriller come Un bacio prima di morire di Ira Levin.

Non ci sono morti ma una situazione di completa tensione che fa montare angoscia mentre noi vediamo montare quella di Carlo, che cerca di venire a capo di quello che gli sta succedendo.

E, mentre cerca di capire, cerca anche di venire a patti con i suoi fantasmi e con il suo passato. Fino alle rivelazioni finali.

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