Alla fine lui muore di Alberto Caviglia

Alla_fine_lui_muore_Alberto_Caviglia

Alla fine lui muore di Alberto Caviglia pubblicato da Giuntina è la conferma del talento di quel geniale pazzo che avevamo scoperto leggendo Olocaustico, il suo primo romanzo.
In Olocaustico riusciva a inserire in un unico romanzo divertente, politicamente scorretto e brillante la Shoah, il negazionismo, le fake news, l’importanza dei social, Godzilla che esce dal Mar Morto nel più grande film di fantascienza israeliano e pure il fantasma di Philip Roth.

Questo suo secondo romanzo ci spiazza fin dal titolo, che potrebbe darci l’idea di come continuerà.

Possiamo dire che è la storia di un “giovane vecchio”: Duccio Continui, non uno scrittore geniale ma una brillante promessa – per citare un famoso aforisma di Arbasino – che con il primo romanzo “Le chiavi del ghetto” ha avuto successo. Ora si trova al compimento dei trent’anni e si sente vecchio, così tanto… da diventarlo.
Sembra una situazione assurda, ma l’umorismo di Caviglia secondo me deve tantissimo a Woody Allen, e in fondo Duccio Contini diventa vecchio esattamente come  Leonard Zelig nell’omonimo film diventava qualsiasi persona. Duccio allora abbraccia la sua “vecchitudine”, inizia uscire di meno, inizia a scoprire il fascino dei cantieri, il suo migliore amico diventa il farmacista, va a fare la spesa con il carrellino, poi compra una vecchia panda usata.

In questa spirale di anzianità crescente Duccio volta le spalle alle mode e ai tormentoni del mondo permettendo così a Caviglia di ironizzare e sferzare varie categorie di persone.

I genitori sessantenni del protagonista hanno scoperto i social e vogliono diventare degli influencer su tik tok: per tutto Alla fine lui muore di Alberto Caviglia pubblicato da Giuntina vengono sempre nominati con il loro nickname, e così il padre è sempre e solo @therealgianni. Duccio è uno scrittore e vorrebbe scrivere il secondo romanzo: perchè non approfittarne per distruggere il mito dell’intellettuale contemporaneo e del circo che ruota attorno al mondo editoriale:

Ho sempre sognato di scrivere il libro del secolo, di vincere il premio Strega, il Campiello, di vedere i miei romanzi tradotti in decine di lingue […] Ma per chi? Forse per impressionare quei quattro gatti che scrivono recensioni lusinghiere su un blog seguito principalmente dalle loro zio? Per dire la mia su un mondo pressoché impossibile da comprendere e già saturo di opinioni molto più autorevoli? Per pavoneggiarmi davanti a una libreria del Pigneto dopo una presentazione dove hanno partecipato solo addetti ai lavori così rincoglioniti dall’imperante politically correct da usare termini come “personaggia” o da offendersi se non vengono accolti con un “ciao a tutt*”? Anzi, “accolt*”

Proseguendo in Alla fine lui muore di Alberto Caviglia pubblicato da Giuntina non si salva nessuno: devoti di varie fedi, juventini, intellettuali, l’imperante culto dei giovani in quanto giovani mentre invece è tanto bello essere vecchi e mischiare la pastina in brodo con il bisolvon.

La storia che si arrampica in un susseguirsi di assurdità tali che ci chiediamo come farà a portarla avanti fino alla inevitabile fine. Perché il titolo è chiaro, e poi se uno si sente vecchio è naturale che nella narrazione la morte faccia capolino.

Il capitolo sulla ricerca di Duccio dell’epitaffio perfetto è quanto di più divertente si possa leggere.

Se c’è una morte allora ci dovrà essere anche un grande funerale con un grande banchetto: Duccio scopre ben presto che non è semplice organizzare il banchetto per il proprio funerale quando si è ancora vivi.
Mentre Alla fine lui muore di Alberto Caviglia pubblicato da Giuntina arriva a toccare anche le domande che ci facciamo tutti (cosa c’è dopo la vita? quale Fede ha ragione? Perché la Juventus perde alle coppe europee?) una svolta inaspettata avvia la storia al finale.

Il finale, esattamente come in Olocaustico, è uno scoppiettare di fuochi d’artificio che prende alla sprovvista il lettore e gli fa esclamare: Alberto Caviglia sei un pazzo di genio!

Ma il finale arriva dopo una sfida alla Sergio Leone là dove nascono i cantieri, perché l’attesa del centro commerciale forse è il centro commerciale stesso; dopo una famiglia stramba che oltre ai genitori tiktoker contiene anche le sorelle piene di figli che Duccio da bravo zio chiama Nipote #1, Nipote #2; amici coetanei che non capiscono al fascino della vecchitudine e nuovi amici come il farmacista molto più lieto di questa dimensione esistenziale.

Dopo tutto questo, appunto, c’è il finale che non si può nemmeno accennare perché è un libro che va letto per il gusto di leggerlo e di ridere, magari di noi stessi.

Di sicuro tutti noi prima o poi abbiamo calcolato come Duccio il nostro “cds”, cioè “coefficiente di sopportazione” e allora invece di uscire scegliamo al via del divano, della televisione e della copertina perchè giungiamo alla conclusione non abbiamo più l’età per andare a fare gli scalmanati in giro.

Ecco allora tre rapidi e sintetici motivi per leggere Alla fine lui muore di Alberto Caviglia pubblicato da Giuntina

Il primo perché leggere un libro divertente e che fa ridere è sempre un’ottima idea.
Il secondo perché quando sarà inseguito coi forconi e le torce fiammeggianti da quella metà della popolazione che lo vuole linciare perché si è sentita presa in giro voi almeno capirete il perchè. E probabilmente ad aprire le fila ci sarà il suo rabbino!

Poi c’è un “secondo motivo bis” ed è la presenza di un castoro, un castoro molto importante nell’economia di questo romanzo.

Quando ci arriverete, non potrete che concordare su quanto sia geniale Alberto Caviglia.
Il terzo è perché ci vuole intelligenza per prendere in giro in questa maniera i nostri vizi, le nostre manie e le nostre piccolezze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.