L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy

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L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy pubblicato da NN Editore è un romanzo per certi versi onirico.
Parte lento e poi diventa sempre più appassionante ma anche “strano”: se all’inizio mi convinceva poco, leggendolo si è rivelato una sorpresa.
Inizia con un piccolo incidente di macchina sulle strisce pedonali ad Abbey Road. Siamo nell’Inghilterra del 1988, non è più il tempo dei Beatles, nonostante questa bellissima copertina psichedelica ricordi quegli anni.
Saul Adler, il protagonista, viene quasi investito da una macchina, casca, si ferisce appena, ritorna a casa, e viene lasciato dalla sua ragazza fotografa. Poco dopo parte per la Germania Est: c’è ancora la Cortina di ferro, la dittatura comunista, è la DDR di Honecker. Saul è un comunista: suo padre era un comunista violento e greve cresciuto nella peggiore working class lui mentre lui è un intellettuale che va a studiare il culto degli oppositori al Nazismo nella Germania Est.
Quando la narrazione si sposta a Berlino Est iniziamo a vedere qualcosa di strano, ed in realtà già leggendo dell’incidente ad Abbey Road si potevano percepire delle stranezze. Forse, se fosse un film magari vedremmo una persona che parla ma la voce non è in sincrono, oppure nella medesima inquadratura un piatto intero ed un fotogramma dopo rotto senza che sia successo niente.

C’è qualcosa di strano in quello che il protagonista di L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy pubblicato da NN Editore dice mentre è a Berlino Est.

Io ho iniziato ad avere grossi dubbi quando Luna, una ragazza tedesca che Saul incontra, racconta che ha paura dei giaguari: i giaguari? A Berlino Est? nel 1988?
Ad un certo punto ho pensato che la soluzione potesse essere affine a quella raccontata in 7 di Tristan Garcia; ma non è così.
La permanenza di Saul a Berlino Est è breve e termina malamente: incasina tutto, si fa problemi e crea dei problemi, e questo non va bene in una nazione

dove c’erano ottantacinquemila dipendenti della Stasi e sessantamila collaboratori, centoundicimila informatori irregolari e mezzo milione occasionali

Saul non si sta comportando da bravo compagno, da esempio per il proletariato, tutt’altro: è un borghese decadente e meglio che torni di là dalla Cortina di ferro.

Da questo punto in poi succede qualcosa che ha catturato veramente catturato la mia attenzione, perché nel 2016 sulle medesime strisce pedonali ad Abbey Road ha di nuovo un incidente.

Certo, sono passati ventotto anni, ma può davvero capitare lo stesso incidente nello stesso punto?
Dal suo letto di ospedale Saul parla con chi lo viene a visitare, in primis il padre. Che però noi sappiamo essere morto! Saul stesso aveva portato un po’ delle ceneri paterne in Germania Est perchè questi voleva essere sepolto nella patria del socialismo reale. Oltretutto il medico che lo cura assomiglia tantissimo a probabilmente una spia della Stasi che aveva incontrato nel 1988.
Cosa sta succedendo?

Ecco perchè L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy pubblicato da NN Editore diventa una lettura ipnotica: nella storia c’è qualcosa dietro che non si può svelare e raccontare ma che ci fa rivedere la vita di Saul Adler sotto un’altra luce.

A tal proposito credo che sia molto interessante da leggere – prima o dopo la lettura del romanzo stesso, perché non svela niente – la nota della traduttrice. NN Editore ha la bella abitudine di mettere dopo il romanzo un breve testo in cui il traduttore racconta come ha lavorato su questo sul libro-
Qui Gioia Guerzoni racconta dei suoi problemi:

“ho fatto un gran miscuglio di passato e presente” dice il protagonista di questo libro. Quando ho finito la prima stesura di L’uomo che aveva visto tutto mi sentivo così. Che non è una grande sensazione, cioè va bene se stai leggendo, non se devi guidare una barca, che è poi un po’ quello che si fa traducendo.
[…] quello che mi ha impressionato è l’intreccio di verità e menzogna, versioni e interpretazioni. Ci ho messo un po’ a sentirmi a mio agio con questa sensazione costante nel romanzo, di tempo e spazio mutevoli, scivolosi, ingannevoli, e forse ho dovuto un po’ trasformarmi anche io in un astronauta o in un palombaro per calarmi nei labirinti della mente complessa di Levy.

Le storie e la storia di Saul Adler ne L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy pubblicato da NN Editore è molto più complessa di come sembra.

La verità, la menzogna, il reale, l’irreale ed il ricordo sono piani che si confondono e per noi diventa appassionante farsi largo tra quello che Saul vede, quello che Saul racconta, quello che Saul ricorda.

Così noi scopriamo che le persone nel 1988 a Berlino Est e le persone a Londra nel 2016 possono essere diverse da quello che ci aspettiamo: possono essere morte e vive, dottori e spie, amici e amanti.

È un romanzo molto interessante che può partire un po’ piano ma poi ingrana e vi farà camminare assieme a Saul Adler e ai suoi studi sul socialismo reale nella sua vita privata decisamente complesse, nella sua sessualità abbastanza fluida (anche se nel 1988 magari non si usava questo aggettivo) e soprattutto nei dolori che lo hanno forgiato.

Tre motivi per leggere L’uomo che aveva visto tutto di Deborah Levy pubblicato da NN Editore?

Il primo, che mi ha particolarmente interessato, è l’ambientazione nella DDR. Quello che succedeva a due passi da noi, oltre Cortina, fino a tempi molto recenti secondo me è un grande rimosso della letteratura e della cultura contemporanea ed è giusto ricordarlo.

Il secondo motivo è il gioco dei piani della percezione: si alternano il vero, il falso, il ricordo, il reale che stimolano a cercare di capire cos’è la verità, semprechè esista una verità.

Il terzo motivo è perché il protagonista è un “uomo sbadato”, come lui stesso si definisce, che si trova al centro di molteplici vicende che affronta con una incoscienza positiva.
Saul Adler è un personaggio complesso con una vita complessa in un romanzo complesso che però, vi assicuro, leggerete con passione e con curiosità fino alla fine, che vi lascerà stupiti e commossi.

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