Il peso di Liz Moore

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Il peso di Liz Moore pubblicato da NN Editore è un romanzo che mi ha catturato fin dalle prime tre pagine.

Le prime tre pagine sono la lettera con cui Arthur racconta a Charlene che negli ultimi venti anni, il periodo da cui si scrivono, le ha mentito.

Non tantissimo, però ha ritoccato molto la realtà.
Da vent’anni, scrive, non esco di casa, sono arrivato a pesare quasi 300 chili, tutta la vita sociale e familiare che ho narrato è stata una grandissima nuvola di esagerazioni questo perché sono un uomo così pesante che faccio fatica a scendere i tre gradini davanti alla porta di casa, e l’ultima volta che lo ho fatto è stato l’11 settembre; da anni e anni non riesco più a salire al piano di sopra di casa mia.

Con un inizio così come si fa a non essere curiosi di capire chi è realmente Arthur, cosa lo lega a Charlene, cosa lo ha reso l’uomo che è oggi, come è possibile che in venti anni non si siano mai incontrati, benché chiaramente dalla lettera traspaia un dolce affetto e un po’ di malinconia.

Il peso di Liz Moore pubblicato da NN Editore riconferma quanto la scrittura di questa autrice sia di una delicatezza e di una sensibilità infinita e di come sappia parlare dell’amore.

Ne I cieli di Philadelphia era l’amore sororale, poichè era la storia di due sorelle, una prostituta e una poliziotta; ne Il mondo invisibile era l’amore tra un padre e una figlia.
Il peso è una storia di amori. Quello tra Charlene e suo figlio Kel; quello, che non riusciamo a capire subito, che c’è tra Arthur e Charlene; quello di Yolanda, la giovane domestica che arriva da Arthur, verso il figlio che deve ancora nascere.

Tutti e quattro questi protagonisti hanno qualcosa che non va, che li tiene distanti e ai margini dalla società.

Arthur era il giovane docente aggiunto di un’università e adesso pesa trecento chili, non esce di casa dall’11 settembre e e vive tramite le cose che compra su internet. Charlene da giovane studentessa si trova a vivere una situazione spaventosa, in un certo senso speculare a quella di Arthur, ma ha un figlio, un adolescente diciassettenne con la testa sulle spalle.
Kel è un ragazzo solido ma anche (giustamente) arrabbiato, ai limiti del white trash, condizione sociale che abbiamo imparato a conoscere in tanti romanzi pubblicati da NN Editore, penso ad esempio a Lady Chevy di John Woods.
Yolanda infine è poco più grande di Kel, è incinta e si trova buttata fuori di casa dai genitori, e in rotta con il padre del nascituro.

Queste quattro persone si incontrano in tempi e modi diversi, tutti cercando in qualche modo di superare le proprie vergogne o le proprie paure o le proprie debolezze.

E non è detto che ci riescano.
La trama è molto semplice e lineare ed è proprio su questa semplicità che Liz Moore ne Il peso costruisce un romanzo toccante e delicato che va a mostrare gli aspetti più fragili e più dolci delle persone.
Se I cieli di Philadelphia era quasi un romanzo di genere che indagava anche su un problema sociale e Il mondo invisibile la storia di un uomo che mente alla figlia perchè vive con un gigantesco segreto, Il peso è la storia di quattro solitudini, ognuna diversa dalle altre, e in che maniera i quattro protagonisti cerchino di superarle.

Tre motivi per leggere Il peso di Liz Moore pubblicato da NN Editore?

Il primo perché è una conferma della delicatezza della sua prosa e della passione che mette nel trattare temi a lei cari, in primo l’amore all’interno del nucleo familiare.
Il secondo perché Arthur, uomo che non esce di casa da vent’anni, è una figura struggente, romantica e estremamente dolce: viene voglia di abbracciarlo, ma senza invadere lo spazio vitale di questo uomo fragile che ha dentro di sé tantissimo da dare.
Il terzo motivo perché ci sono due ragazzi forti e grintosi, Yolanda e Kel, ognuno coi propri errori e coi propri problemi, pronti a lottare per avere un futuro di felicità.

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