Recensioni

“La libreria della rue Charras” di Kaouther Adimi

La libreria della rue Charras di Kaouther Adimi è un libro sospeso tra passato e presente, tra Europa e Africa, tra sogno e fallimento. È la storia di due uomini: nel presente si svolge la vicenda di Abdallah, che deve svuotare un fondo nel centro di Algeri; nel passato si snoda la vicenda di Edmond Charlot, che riuscì a ventitré anni ad essere libraio ed editore, “un traghettatore di parole” nell’Algeri capitale del dipartimento francese d’Algeria. Il suo sogno è quello di aprire una libreria che sia anche casa editrice, ma anche biblioteca e luogo di cultura:

una libreria che venda libri sia nuovi che usati, che faccia il servizio di prestito e che non sia solo un negozio ma anche un luogo di incontri e di letture. Una specie di luogo amicale con, in più, una forte impronta mediterranea. Invitarvi scrittori e lettori di tutti i paesi del Mediterraneo, senza distinzione di lingua o di religione, persone di qui, di questa terra, di questo mare. Un baluardo contro l’algerianisti. Allarghiamo gli orizzonti!

Charlot è un sognatore perché nella Algeri degli Anni Trenta vuole aprire questa libreria, ma un sognatore determinato: riesce nell’intento, apre la libreria, diventa amico di Camus e poi di Saint-Exupery, ottiene i favori del vechio Gide che gli dona dei testi perché lui li stampi. Così, seguendo la sua vita, osserviamo quali fossero i problemi di un editore di quasi cent’anni fa: scegliere la carta, scegliere il filo per rilegare, scegliere i colori, le lettere ed i caratteri delle copertine. C’è, in Charlot, che ha scelto per slogan della libreria “giovani libri da giovani librai per giovani lettori” un amore ed una passione da artigiano.
Al contempo La libreria della rue Charras di Kaouther Adimi narra anche la storia di Abdallah, che nel 2017 fa uno stage per svuotare il bugigattolo che è stata la libreria: in un romanzo basato su due linee temporali parallele, alla vita di Edmond Charlot tra gli Anni Trenta ed il 1961 si alternano le settimane del 2017 dove Abdallah svuota il fondo.
Perché anche se Charlot ha grandi sogni e grandi contatti, la Storia vince. Con l’occupazione dell’Algeria da parte delle truppe pétainista Charlot si trova davanti ai problemi collegati alla guerra: trovare la carta e trovare l’inchiostro, oppure provare a farlo con le bucce della frutta e della verdura. Quando finisce la guerra si trova schiacciato sia dalla grande concorrenza da parte della Francia continentale, ma anche quella della nascita del desiderio degli algerini di abbandonare la madrepatria francese. Lui, uomo che vuole unire le due sponde del Mediterrano, si trova ad essere inviso ai francesi che lo considerano un traditore, ma anche agli algerini che non lo considerano uno di loro. La Storia vince sui sogni: la casa editrice fallisce, e la libreria chiude, dopo essere stata oggetto di vari attentati.

Kaouther Adimi, nata nel 1986, con La libreria della rue Charras rielaborando i diari di Edmond Charlot fa scoprire cose che per noi italiani sono dimenticate o forse ignote, come i torti che la Repubblica Francese ha fatto ai cittadini dell’Algeria nel dopoguerra.
Dalla vicenda di Abdallah che deve svuotare questo fondo di sette metri per quattro con soppalco abbiamo un’idea di come sia l’Algeri di adesso, una città che ha paura di quello che sta per succedere: Kaouther Adim scrive che dal 1961, dall’inizio della guerra contro i Francesi, fino ad oggi, le nostre strade non hanno mai smesso di essere bagnate nel sangue, e da allora in lontananza sentiamo il rumore delle esplosioni.
La libreria della rue Charras di Kaouther Adimi è una storia di libri: di grande amore per i libri nel caso di Charlot, di indifferenza per libri nel caso di Abdallah, giovane ragazzo cresciuto nelle banlieu. Eppure ambedue hanno dei sogni, più o meno intellettuali, e delle passioni che sis contrano con la realtà grigia e violenta.
La libreria della rue Charras di Kaouther Adimi è pubblicato da L’Orma Editore nella loro collana Kreuzville, quella tesa a fare scoprire la letteratura più elaborata, intelligente e penetrante del mondo francese e tedesco, e così ad espandere i nostri orizzonti. Con la vicenda di Charlot si va oltre a nomi noti al pubblico italiano come Saint-Exupery e Camus per scoprire tutto il mondo culturale francese degli tra gli Anni Trenta e Cinquanta. Con quella di Abdallah noi possiamo farci un’idea sull’Algeria del passato e del presente.
La passione anche materiale di Charlot per i suoi libri, una passione veramente da artigiano, e lo sguardo sulle vicende dell’Algeria, a noi così vicina, è qualcosa di cui possiamo avere bisogno per arricchire il nostro spirito e scoprire un po’ il mondo che ci sta intorno.

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