Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter

Una grande, gloriosa sfortuna

Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore è sicuramente uno dei più bei libri che ho letto recentemente.
Parla di boschi, di taglialegna, di eredità per cui bisogna combattere, parla dell’amore che ti resta nel cuore per tutta la vita, parla dell’eredità dei figli e dei padri, parla del mondo che finisce distrutto dalla modernità.

È un romanzo bellissimo la cui prosa risuona come una ballata: è merito sicuramente della traduttrice ma anche del suo autore, Josh Ritter, famoso ed acclamato cantautore statunitense.

Leggendo la storia che ci racconta Wheldon Applegate, il protagonista, ci sembra proprio di sentire risuonare una di quelle vecchie ballate che fanno parte dell’immaginario collettivo statunitense.
Noi conosciamo Wheldon quando a 99 anni è sul letto di morte: è un vecchio arrabbiato e scontroso che racconta di come il suo nemico mortale gli ha appena sparato.
Un vecchietto burbero, iracondo e scontroso che parla di un “nemico mortale” ci può fare forse un po’ sorridere, soprattutto se ne parla in questi termini:

finché non è arrivato Joe Mouffreau, ero convinto che non avrei più avuto un nemico giurato. […] Poi è arrivato Joe Mouffreau, un surrogato della morte col collo tozzo, le braccia affusolate, puzzolente di fritto, amante della birra light, spaccone, scroccone, con le maniglie dell’amore, il torace largo, il fiato corto, la risata nervosa, lo sguardo sempre sospettoso e l’abitudine di bere un sorso di latte dopo ogni shottino: il destino non poteva trovare surrogato più pietoso.

Il vecchio Wheldon sa essere mordace e spassoso anche mentre racconta di quando era un ragazzino di tredici anni.

I suoi ricordi tratteggiano un passato un po’ mitico e soltanto verso la fine del libro capiamo esattamente in che anni è vissuto.

A un certo punto intuiamo qualcosa (il cinema muto, poi il Proibizionismo) e ci possiamo fare un’idea ma alla fine non ha importanza.
Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore è una storia fuori dal tempo e anche dallo spazio, perchè la cittadina di Cordelia, città di taglialegna, sta lontano e al di fuori da tutto. Eppure tutto sta per finire.

«Qui a Cordy le cose sono come sono per ragioni antiche, lo sai?» Fece un gesto col braccio, indicando un punto alle sue spalle. «Là fuori, il Mondo sta per raggiungerci. Era solo una questione di tempo. Cordy era il posto migliore per la gente come noi. È per questo che l’ho fondato e per questo che sono arrivati taglialegna […] non c’era un altro luogo dove potessero andare, nel Mondo Moderno. […] «I taglialegna stanno morendo. Stanno scomparendo. La loro epoca è finita.» Per un po’ sono riuscito a farli vivere e morire come hanno sempre fatto.»

Cordelia è un paese lontano da tutti e abitato da taglialegna, ma taglialegna come si era una volta, specifica Wheldon con orgoglio: senza bottoni da schiacciare, senza macchinari, un mestiere rischiosissimo dove dovevi tagliare gli alberi quando la neve era alta e aspettare il disgelo perchè l’acqua li portasse a valle. E servono buoi, oppure cavalli per trascinarli.
Il padre di Wheldon sarebbe un taglialegna figlio di taglialegna, ma per amore ha rinunciato a questo mestiere rischiosissimo, dove morivano in tanti.

Ma il destino si mette in mezzo.

E in Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore c’è tanto destino, e c’è una certa vena di soprannaturale che scorre (ma il concetto di Destino non è forse qualcosa di soprannaturale?)

Il padre di Wheldon ottiene in eredità, vinto dal proprio padre a carte, il Terreno Perduto: una scoscesa e pericolosa costa di montagna con il bosco più bello che esiste, l’Eldorado dei taglialegna.
Un terreno colmo di abeti che renderebbero ricco chiunque.

Gli abeti davanti a noi erano immensi, la cosa più grande che avessi mai visto. Alzai il mento più che potei ma non riuscivo a scorgerne la sommità: si perdevano tra le nuvole e formavano un muro compatto l’uno accanto all’altro, coi rami che si sovrapponevano come se loro unico compito fosse bloccare la luce del sole e preservare la notte. I raggi del sole mattutino che li colpivano venivano semplicemente inghiottiti per poi sparire. Sugli aghi non luccicava un solo cristallo di ghiaccio: erano gli alberi più grossi scuri e spaventosi che si potessero immaginare. Adesso non esiste più niente del genere.

Wheldon e suo padre ottengono questo terreno, lo vorrebbero disboscare ma questo può essere l’inizio della fine.
Non vi anticipo nulla che non troverete nella seconda di copertina: Wheldon a tredici anni si trova orfano ed erede del Terreno Perduto.
Può venderlo oppure può portare avanti la promessa che ha fatto il padre ai taglialegna: vi farò ricchi, lavorerete per me al Terreno perduto e io vi darò paga tripla.

Wheldon si impegna per onorare la memoria del padre, ma anche in questa storia c’è un cattivo.

Se il vecchio Wheldon ha Joe Mouffreau, il piccolo Wheldon se la deve vedere con Linden Laughlin, una figura bellissima di cattivo.
Linden è un cattivo sempre sorridente, che mangia stecche di menta piperita, dà una pacca sulla spalla a tutti, canta e chiacchiera. Ma è cattivo, tanto cattivo e Wheldon lo scoprirà ben presto.
Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore è una storia di vendetta, è una storia di desiderio di affermazione, ma anche un tributo alla bellezza dei boschi e della natura incontaminata, prima che arrivi la modernità.

Oltre a tutto questo è anche una bellissima storia d’amore.

La storia d’amore è piccola nell’economia del romanzo, ma non importa. Qui si racconta quell’amore che conosci una volta sola nella vita e ti resta nel cuore per sempre.

di tutte le volte che sono rimasto sveglio a ripensare al passato osservando l’enorme montagna che si staglia nel cielo dietro casa mia, ecco, non ce n’è stata una in cui non sia tornato con la mente alla capanna […] Se ho pensato di vendere il Terreno Perduto e trasferirmi altrove almeno mille volte, e mille non l’ho fatto, è in parte per lei, per noi, per quella notte. E vi dirò di più: se questo è il mio letto di morte, e pare proprio che lo sarà, allora potete anche smettere di chiedervi a cosa penserò quando le rapide finalmente mi trascineranno via.

Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore è un romanzo bellissimo con una con alcuni personaggi che restano veramente scolpiti nella memoria.
Oltre a Wheldon e a Linden c’è la Strega, una immigrata finlandese di poche parole e compagna del defunto padre, ma anche i vari altri taglialegna, che sono sempre unti e sporchi.

Wheldon lo dice: la memoria è un aggeggio che crea un sacco di inganni e se siete tristi e con la memoria pensate alle cose belle nel passato, allora vi sembrerano molto più belle di come erano realmente.

Ho il sospetto che Josh Ritter abbia sul serio conosciuto qualche anziano taglialegna per come riesce a raccontare, in maniera così vivida e sporca, la loro vita, fatta anche di pulci e vesiti da bollire.
Questa realtà dura viene illuminata dalle parole di un vecchio scontroso sul suo letto di morte, che al contempo ci racconta anche cosa è successo tra lui e il suo ultimo nemico mortale, il temibile Joe Mouffreau che è un ometto con quindici anni in meno di lui.

Tre motivi per leggere Una grande, gloriosa sfortuna di Josh Ritter pubblicato da NN Editore?

Perché se vi piace la natura, i boschi, i grandi panorami allora è il libro che fa per voi.
Perchè il protagonista è un protagonista a cui non si può non volere bene (e lo dice anche la traduttrice nelle note finali). Giustamente nella quarta di copertina si fa riferimento al protagonista di Una storia vera di David Lynch, un vecchietto che a bordo del suo trattore attraversava tutta l’America per andare a trovare il proprio fratello un vecchietto molto coriaceo
Perché Wheldon è un ragazzino tredicenne con una voglia di farcela immensa e con un senso dell’onore fortissimo che conosce quell’amore che durerà per tutta la sua lunga vita.

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